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L'intervista, Daniele Giammalva “Orgoglioso della chiamata Don Bosco”

Pubblicato in - 2020-12-09 19:48:00

“Orgoglioso della chiamata Don Bosco”

Daniele Giammalva ha iniziato l'attività da allenatore nella 2014/15, in quel di Rosignano dove era l'assistente in prima divisione, occupandosi contemporaneamente anche del settore giovanile. Negli anni successivi è stato “head coach” dell'Under 16, continuando nello stesso tempo il percorso con la prima squadra, in Promozione. Nel 2018 arriva la chiamata di Cecina, in Serie B, società nella quale Daniele ha svolto l'incarico di assistente alla squadra di sviluppo, militante in Serie D, ed a varie compagini nel settore giovanili; nel 2019 è stato promosso head coach, sempre della squadra di sviluppo di Cecina, protagonista, fino allo stop delle attività, di un campionato di alta classifica. Da questa stagione è nella grande famiglia della Pallacanestro Don Bosco.

 

Cosa ha provato quando è arrivata la chiamata della Pallacanestro Don Bosco ?

“C'è grande soddisfazione per aver ricevuto la chiamata di una società blasonata come la Pallacanestro Don Bosco; fin da bambino sono stato affascinato da questi colori, anche quando li affrontavo da giocatore. Stiamo parlando di una società che ha fascino, storia e blasone, del resto basta guardare a quanti giocatori, tra quelli usciti dalla “cantera” rossoblu, adesso militano ai piani alti del nostro basket. Per me è un grande orgoglio far parte di questa grande famiglia.”

 

Questo, con l'emergenza sanitaria in atto, è un momento a dir poco particolare per il basket

“Penso di parlare a nome di tutta la categoria degli allenatori, dicendo che è un momento strano, al quale nessuno di noi si è ancora abituato. Il nostro lavoro è stare sul parquet e lavorare sui giocatori per farli crescere, fisicamente e psicologicamente, cosa che in questo momento è impossibile fare. Fortunatamente da pochi giorni abbiamo ricominciato a lavorare, sia pure individualmente, ma non è certo come lavorare in gruppo, curare i dettagli e preparare le partite. La speranza è che questa emergenza termini il prima possibile.”

 

Lei lavora con tre gruppi, partiamo dall'Under 18 Gold

“Lavoro a stretto contatto con l'head coach Marco Aprea, con il quale abbiamo a disposizione un gruppo che mi ha stupito, in senso positivo. Un gruppo solidissimo e molto affiatato, cui piace scherzare ma che quando scende in campo si concentra solo e soltanto sul lavoro da fare. Ero molto contento dei miglioramenti fatti nei due mesi di lavoro, prima dell'obbligatorio stop; i ragazzi avevano appreso i concetti di gioco di Marco Aprea e miei, peccato non aver avuto l'opportunità di testarci contro le altre squadre, speriamo di farlo presto.”

 

Dell'Under 18 Eccellenza che mi dice ?

“Faccio da spalla a Gabriele Ricci, capo allenatore di questo gruppo, assieme a Federico Tosarelli; un gruppo sul quale c'è poco da dire, basti pensare che stiamo parlando di una formazione che ha già fatto le finali nazionali. Un gruppo che ha tanto talento ed è molto futuribile, una squadra che, a cose normali, poteva puntare senza dubbio alle finali nazionali. Tra l'altro non bisogna mai dimenticare che questi ragazzi hanno anche l'impegno con la prima squadra.”

 

A proposito lei è assistente della prima squadra, militante in C Gold

“Anche qua, come nell'Under 18 Gold, lavoro spalla a spalla con Marco Aprea; stiamo parlando di una squadra che, per età ed esperienza, non è certo tra le favorite del torneo ma che, con il duro lavoro che avevamo iniziato a fare, poteva togliersi delle belle soddisfazioni. Avevamo fatto qualche amichevoli ed avevamo ottimi riscontri. Sicuramente c'è da lavorare, con impegno e dedizione, ma è un gruppo che Marco stava plasmando nel modo migliore, ci sono tutte le possibilità di fare un ottimo lavoro.”

 

A fine stagione sarebbe contento se ?

“Per fare una battuta, lo sarei se potessimo tornare a giocare; a parte gli scherzi, mi piacerebbe lasciare qualcosa a questi giocatori, facendoli crescere in modo tale da vederli calcare palcoscenici più importanti. Penso, infatti, che la maggior soddisfazione per un allenatore sia di veder migliorare i giocatori a disposizione.”

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